Le nuove regole sul colesterolo: cosa cambia per chi ha più di 65 anni

Negli ultimi anni, la gestione del colesterolo nelle persone con più di 65 anni ha subito importanti aggiornamenti, spinti dalla crescente consapevolezza che il rischio cardiovascolare sia fortemente individuale e che i vecchi approcci “taglia unica” non siano più adeguati. Le nuove indicazioni hanno portato a modifiche sia nella lettura dei valori ematici sia negli obiettivi terapeutici, puntando su un approccio personalizzato capace di ridurre realmente l’incidenza di infarti e ictus in questa fascia di età così delicata.

La centralità di un approccio personalizzato

Un aspetto rivoluzionario delle nuove regole riguarda il rifiuto dell’idea che esista una soglia di colesterolo LDL uguale per tutti. La più recente letteratura scientifica e i principali esperti sottolineano infatti che i valori di riferimento basati sulla media della popolazione rischiano di essere poco utili, quando non addirittura fuorvianti, in particolare negli over 65. Ogni paziente, infatti, presenta un profilo di rischio cardiovascolare specifico, determinato non solo dalla quantità di colesterolo circolante, ma anche da patologie associate (come diabete o ipertensione), fattori ereditari, stile di vita e storia clinica personale.

Secondo Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società Italiana di Cardiologia, è fondamentale che i referti degli esami indichino in modo chiaro quali siano i “valori obiettivo” di colesterolo LDL realmente pertinenti per quella specifica persona. In chi ha un rischio elevato, il livello di LDL deve essere molto più basso rispetto a chi ha un rischio minore; la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari passa proprio dal raggiungimento di questi obiettivi personalizzati. Per questa ragione, vengono progressivamente abbandonati i vecchi range basati solo sulla media statistica della popolazione, a favore di un metodo che tenga conto delle caratteristiche cliniche individuali e del rischio globale della persona.

Nuovi esami e parametri più precisi

I cambiamenti non riguardano solo la soglia dei valori, ma anche quali parametri vengono considerati. Oltre al classico colesterolo LDL, oggi vengono valutati anche altri indicatori:

  • Il colesterolo non-HDL, che fornisce una misura del colesterolo “cattivo” totale, somma di tutte le particelle potenzialmente aterogene.
  • La lipoproteina (a), associata a un aumento del rischio cardiovascolare indipendentemente dagli altri parametri, soprattutto nei soggetti anziani.
  • Indicatori di ipercolesterolemia familiare, come un LDL superiore a 190 mg/dl o trigliceridi oltre 890 mg/dl, che possono suggerire una particolare predisposizione ereditaria e la necessità di un trattamento più aggressivo.

Questa nuova modalità di refertazione permette di individuare tempestivamente pazienti a rischio elevato, spesso asintomatici, garantendo una diagnosi precoce e una gestione terapeutica più efficace rispetto al passato.

I valori ideali per gli over 65: cosa cambia concretamente

Per chi ha più di 65 anni, i valori ideali da raggiungere continuano ad essere intensamente dibattuti e devono sempre essere adattati alle condizioni di salute individuali. Le più recenti raccomandazioni, come quelle dell’American Heart Association, suggeriscono per questa fascia d’età obiettivi tendenziali di:

  • Colesterolo totale: inferiore a 200 mg/dl
  • Colesterolo LDL: inferiore a 100 mg/dl
  • Colesterolo HDL: superiore o uguale a 60 mg/dl

Tuttavia, un paziente anziano con storia di infarto o malattia cardiovascolare può avere come obiettivo LDL ancora più basso, mentre in soggetti molto fragili, con rischio di effetti collaterali farmacologici, si può accettare un valore leggermente più alto, purché monitorato. In generale, gli anziani sono più a rischio di ipercolesterolemia perché, con l’avanzare dell’età, il corpo tende a produrre naturalmente più colesterolo, aumentando così la probabilità di malattie cardiache e ictus. In queste condizioni, tenere sotto controllo i lipidi sanguigni diventa una priorità assoluta per la prevenzione degli eventi acuti.

L’importanza del monitoraggio continuo

Le nuove regole pongono grande enfasi sulla necessità di un monitoraggio regolare e attivo, specie nei soggetti già in trattamento farmacologico o con patologie concomitanti. Le analisi del sangue devono essere eseguite periodicamente e i parametri rivalutati caso per caso, anche in funzione dei cambiamenti dello stato di salute o dell’introduzione di nuove terapie.

L’alimentazione e la nuova visione sulle cause del colesterolo alto

Un altro punto chiave delle nuove direttive riguarda la ridefinizione delle cause di aumento del colesterolo ematico. Le più recenti Linee Guida LARN 2025 hanno sfatato uno dei più longevi miti nella prevenzione cardiovascolare: il colesterolo alimentare non rappresenta più il principale imputato nella genesi dell’ipercolesterolemia. Diversi studi hanno infatti dimostrato che il colesterolo assunto con la dieta influisce solo marginalmente sui livelli ematici nella maggior parte delle persone, rispetto al contributo della sintesi endogena da parte del fegato e al quadro complessivo dello stile di vita.

Questo significa che, specie negli over 65, le strategie per la riduzione del rischio non devono basarsi esclusivamente sulla restrizione degli alimenti contenenti colesterolo (come uova o crostacei), quanto piuttosto su:

  • Controllo del peso corporeo
  • Limitazione dei grassi saturi e trans
  • Consumo regolare di fibre, frutta, verdura e cereali integrali
  • Attività fisica moderata e regolare
  • Gestione dei fattori di rischio aggiuntivi, come diabete e ipertensione

Inoltre, va ricordato che l’ipercolesterolemia può avere anche una base ereditaria (ipercolesterolemia familiare), condizione particolarmente subdola che può manifestarsi anche in soggetti attenti alla dieta.

Farmaci, aderenza alle terapie e nuove prospettive

Negli over 65 la gestione del colesterolo coinvolge spesso l’uso di statine e altre molecole ipolipemizzanti, che hanno rivoluzionato in positivo la prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari. Le nuove regole mirano a favorire una combinazione virtuosa tra trattamento medico e modifiche dello stile di vita, con una costante attenzione al bilanciamento tra benefici e potenziali effetti collaterali.

Sono inoltre in fase di sviluppo terapie sempre più mirate, in grado di abbassare in modo selettivo i livelli di lipoproteina (a) o di agire su altri parametri lipidici specifici. L’efficacia di questi farmaci viene valutata secondo i nuovi criteri: l’obiettivo non è più soltanto portare un valore sotto la soglia generica, ma abbassare effettivamente il rischio di infarto, ictus o altre complicanze severe in quel singolo paziente.

L’importanza di un dialogo costante tra paziente e medico

Le nuove regole non intendono spaventare, ma responsabilizzare gli anziani e i loro familiari, invitandoli a un confronto regolare con il proprio medico di riferimento. Solo attraverso una valutazione specialistica del profilo di rischio, una corretta interpretazione degli esami e un’adesione scrupolosa alle terapie prescritte sarà possibile garantire una protezione davvero efficace contro gli eventi cardiovascolari maggiori.

In sintesi, la rivoluzione nella gestione del colesterolo post-65 anni consiste nell’abbandono dei vecchi schemi standardizzati e nell’adozione di un modello flessibile, scientificamente fondato e realmente personalizzato, capace di offrire soluzioni su misura e migliori prospettive di salute.

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