Ansia e reflusso gastroesofageo: quali sono i sintomi e perché spesso sono collegati?

Il legame tra ansia e reflusso gastroesofageo non è soltanto oggetto di discussione clinica, ma rappresenta un fenomeno scientificamente documentato, sorretto da numerosi studi che ne mettono in luce l’intensa interconnessione. Queste due condizioni, infatti, spesso si influenzano reciprocamente creando un vero e proprio circolo vizioso: lo stress e le tensioni emotive possono favorire l’insorgenza del reflusso, e i sintomi fastidiosi di quest’ultimo possono aumentare il livello di ansia e disagio psicologico, peggiorando ulteriormente la situazione.

Sintomi comuni e manifestazioni associate

I campanelli d’allarme che segnalano una combinazione di ansia e reflusso gastroesofageo sono molteplici e spesso si sovrappongono, rendendo difficile distinguere tra l’una e l’altra origine. Tra i più frequenti si riscontrano:

  • Bruciore alla bocca dello stomaco, spesso accompagnato da acidità persistente
  • Pesantezza post-prandiale e difficoltà di digestione
  • Nausea che può insorgere anche lontano dai pasti, talvolta con reflusso acido
  • Sensazione di “nodo alla gola”, tipica sia degli episodi ansiosi che delle risalite di materiale gastrico
  • Dolore toracico atipico, non associabile a problemi cardiaci ma a spasmi esofagei e tensione muscolare
  • Tosse secca notturna, risultato di un’irritazione esofagea dovuta all’acido che refluisce in gola
  • Palpitazioni e battito accelerato dopo i pasti, legate sia all’attivazione ansiosa che al disagio fisico temporaneo
  • Oppressione gastrica, più marcata dopo i pasti

Molti pazienti riportano anche spossatezza generale, perdita di appetito e in alcuni casi perdita di peso quando i disturbi si protraggono nel tempo. Meritano particolare attenzione gli attacchi di panico notturni, spesso accompagnati da risvegli improvvisi, forte bruciore retrosternale e sensazione di soffocamento, che alimentano un’ansia intensa e una cascata di sintomi tipici dell’attacco di panico come sudorazione, battito cardiaco accelerato e tremori.

Perché ansia e reflusso sono spesso collegati?

Le ragioni di questa forte correlazione sono molteplici e affondano le radici sia nella fisiologia che nella psicologia:

  • Lo stress cronico o acuto comporta un aumento della secrezione di succhi gastrici. Questo incremento può irritare le mucose dello stomaco e favorire la risalita dell’acido verso l’esofago, soprattutto se la tenuta dello sfintere esofageo inferiore viene compromessa dallo stato ansioso.
  • I disturbi d’ansia alterano il corretto funzionamento del sistema nervoso autonomo, in particolare del nervo vago, che regola la motilità gastrointestinale. Disfunzioni vagali possono portare a dispepsia funzionale, con sintomi simili a quelli del reflusso e difficoltà nei movimenti peristaltici dello stomaco e dell’intestino.
  • Un sistema digestivo in disequilibrio risulta più vulnerabile agli stimoli infiammatori e acidi, esponendo l’esofago a frequenti risalite.
  • È stato osservato che chi soffre di ansia e/o depressione ha un rischio significativamente maggiore di sviluppare sintomi gravi di reflusso gastroesofageo, come confermato da un importante studio su oltre 65.000 adulti norvegesi.

Il risultato è la creazione di un circuito di reciproca alimentazione: all’aumentare dello stress psicologico peggiorano i sintomi digestivi, e il peggioramento dei sintomi causa un ulteriore incremento della tensione emotiva.

Meccanismi psicofisiologici alla base del circolo vizioso

L’interazione tra mente e apparato digerente si inserisce nella cornice della cosiddetta “asse intestino-cervello”, una complessa rete di comunicazione bidirezionale tra sistema nervoso enterico e cervello centrale. Quando una persona sperimenta stati di ansia o stress prolungato, il corpo produce livelli elevati di cortisolo e altre molecole dello stress; ciò causa:

  • Aumento della sensibilità viscerale: si avverte maggiore disagio al minimo stimolo gastrico
  • Alterata motilità intestinale: rallentamenti o accelerazioni possono dare luogo a gonfiore, dolori e “nodo alla gola”
  • Diminuzione della barriera mucosa: in caso di ansia cronica, lo stomaco e l’esofago diventano più suscettibili all’azione degli acidi
  • Acutizzazione della percezione del dolore: il sistema nervoso centrale interpreta con maggiore intensità segnali normalmente lievi delle mucose gastriche

L’ansia può così amplificare ogni sintomo di reflusso gastroesofageo, a volte scatenando veri e propri disturbi psicosomatici che necessitano di un intervento congiunto tra medico e psicologo.

Gestione integrata e strategie di controllo

Affrontare efficacemente la combinazione di ansia e reflusso richiede un approccio multidisciplinare, che può prevedere:

  • Modifica dello stile di vita e delle abitudini alimentari, con riduzione di sostanze irritanti come caffè, alcool, spezie o fritture
  • Pratiche di rilassamento, respirazione diaframmatica, mindfulness e tecniche di gestione dello stress psicofisico
  • Lavoro psicoterapeutico specifico sulle cause dell’ansia e su eventuali fattori di stress situazionale
  • Farmaci sintomatici (come antiacidi o inibitori di pompa protonica) sotto stretta supervisione medica
  • Consulta di uno specialista in gastroenterologia per una diagnosi differenziale accurata, escludendo patologie cardiache in presenza di dolore toracico atipico

È fondamentale non sottovalutare nessuno dei sintomi elencati e rivolgersi a un professionista, soprattutto se i disturbi tendono a cronicizzarsi o impattano sulla qualità della vita quotidiana. Solo un percorso personalizzato, che tenga conto dell’aspetto sia organico che psicologico del reflusso e dell’ansia, può garantire un effettivo miglioramento e la rottura del circolo vizioso tra mente e stomaco.

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