Il pagamento delle pensioni minime rivalutate per il 2025 è stato confermato per tutti coloro che ne hanno diritto, secondo le ultime disposizioni normative e gli aggiornamenti comunicati dai Ministeri competenti e dall’INPS. L’intervento riguarda sia gli importi che le modalità temporali, rappresentando un punto fermo per i pensionati che percepiscono prestazioni di importo più contenuto e che beneficiano annualmente della perequazione automatica in funzione del costo della vita. Analizziamo nel dettaglio gli aspetti salienti della misura, le tempistiche di pagamento e le modalità di calcolo dell’adeguamento per il 2025.
L’adeguamento delle pensioni minime per il 2025
Con decorrenza dal 1° gennaio 2025, tutte le pensioni minime sono interessate dall’aggiornamento annuale dovuto al meccanismo della perequazione: un sistema che tutela il potere d’acquisto delle pensioni in base all’andamento dell’inflazione registrata nell’anno precedente. Il decreto del 15 novembre 2024 ha fissato in via provvisoria l’indice di rivalutazione per il 2025 allo 0,8%. Ciò significa che l’importo mensile della pensione minima sale a 603,40 euro, mentre quello annuale raggiunge 7.844,20 euro, con possibilità di conguaglio successivo qualora i dati definitivi ISTAT sull’inflazione dovessero far registrare scostamenti significativi rispetto al valore provvisorio già applicato ai pagamenti di inizio 2025.
Rispetto al 2024, l’importo mensile lordo sarà quindi rivalutato per effetto della nuova percentuale comunicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La novità nella metodologia, inoltre, conferma il ritorno al meccanismo delle fasce differenziate di rivalutazione, per una maggiore equità: chi percepisce una pensione fino a quattro volte il minimo, cioè fino a 2.394,44 euro, otterrà l’incremento pieno dello 0,8%; chi invece percepisce importi superiori (fino a 2.993,05 euro, quindi tra 4 e 5 volte il minimo) avrà una rivalutazione parziale del 90% dello 0,8%, cioè lo 0,72%; oltre questa soglia, la percentuale scende al 75%, ossia lo 0,60% di rivalutazione.
Beneficiari effettivi: chi ha diritto alla rivalutazione
L’attribuzione della rivalutazione automatica riguarda tutte le pensioni erogate dall’INPS e dagli altri enti previdenziali pubblici che rientrano nel regime ordinario di perequazione annuale. Sono quindi interessate sia le pensioni di vecchiaia che quelle di anzianità, così come le prestazioni di invalidità contributive e le reversibilità se di importo pari o inferiore ai limiti previsti dal trattamento minimo.
Restano invece escluse alcune prestazioni di natura assistenziale (come assegni sociali, pensioni di invalidità civile non contributive, indennità di accompagnamento) che non seguono il meccanismo della perequazione legata all’andamento dell’inflazione e per le quali l’adeguamento avviene secondo regole diverse.
Condizione fondamentale per il diritto all’adeguamento resta il non superamento, attraverso la somma di tutte le pensioni erogate al singolo beneficiario, delle soglie minime indicate annualmente dalla normativa. L’INPS verifica automaticamente l’ammontare complessivo dei trattamenti percepiti da ciascun assistito per il corretto riconoscimento dell’aumento secondo le fasce di appartenenza.
Date e modalità di accredito delle pensioni minime rivalutate
Il pagamento delle pensioni rivalutate segue il consueto calendario INPS: l’accredito avviene nelle prime giornate di ciascun mese, generalmente a partire dall’1 del mese stesso, sia per chi riceve la pensione sul conto corrente, sia per chi riscuote tramite sportello postale. L’aggiornamento degli importi viene inserito in automatico dall’INPS, senza necessità di domanda da parte dei pensionati, e comporta l’immediata erogazione della quota di adeguamento spettante a ciascuno in base alla verifica della propria situazione reddituale e contributiva.
Nel caso in cui l’indice di rivalutazione ISTAT 2025 definitivo dovesse essere superiore a quello provvisorio già applicato, si prevede la corresponsione di un conguaglio aggiuntivo entro la fine dell’anno solare 2025, direttamente sulla pensione mensile spettante. Al contrario, se l’indice dovesse risultare inferiore, non saranno richiesti recuperi delle somme già corrisposte a titolo di rivalutazione provvisoria, secondo prassi consolidata.
Impatto della misura e prospettive per i pensionati
L’aumento delle pensioni minime, seppur contenuto rispetto a quanto avvenuto negli anni scorsi a causa del rallentamento dell’inflazione, rappresenta un elemento fondamentale per tutelare il livello di protezione sociale garantito ai pensionati con assegni di importo più contenuto. L’attenzione alla congruità degli importi, la tempestività nei pagamenti e la trasparenza delle modalità di calcolo costituiscono elementi chiave per la fiducia degli oltre 2 milioni di percettori di pensione minima in Italia.
Alcuni provvedimenti in discussione, come la proposta di innalzamento del minimo a 1.000 euro, hanno trovato ampia eco ma non sono stati ancora approvati in via definitiva. Il governo ha ribadito che qualsiasi modifica strutturale degli importi minimi dovrà passare attraverso specifica copertura finanziaria e iter parlamentare. Fino all’approvazione di modifiche sostanziali, il meccanismo resta quello ordinario della rivalutazione annuale secondo l’indice ISTAT e l’applicazione delle fasce differenziate secondo la normativa vigente.
In sintesi
- Tutti coloro che percepiscono la pensione minima hanno diritto alla rivalutazione secondo l’indice 2025.
- Il nuovo importo della pensione minima per il 2025 è 603,40 euro mensili.
- Le modalità di pagamento sono automatiche e non richiedono istanza da parte dei pensionati.
- Il sistema a fasce garantisce la piena rivalutazione solo alle pensioni più basse, limitando gli aumenti alle fasce medio-alte.
Per ogni chiarimento e per verificare la propria posizione, è possibile consultare il sito dell’INPS, dove sono disponibili anche le circolari aggiornate sulle modalità applicative e (pensionamento) dei trattamenti previdenziali.